Conservatorio di San Pietro a Majella, una storia lunga 200 anni
Conservatorio di San Pietro a Majella, una storia lunga 200 anni
Quando si passeggia nel centro storico di Napoli, a due passi da Porta Alba e Piazza Dante, ci si imbatte in un luogo magico dove risuona da secoli l'eco dei più grandi maestri d'Europa: il Conservatorio di San Pietro a Majella. Ma qual è la vera origine di questo tempio della musica?
Dalla beneficenza all'arte: I tre conservatori storici
La storia dell'attuale istituto nasce dalla progressiva unione e fusione di tre antichi conservatori napoletani dell'età moderna:
Santa Maria di Loreto (fondato nel 1537): Il più antico dei tre, nato fuori città dall'iniziativa caritatevole del mastro artigiano Francesco per dare rifugio e istruzione agli orfanelli della città.
Sant’Onofrio a Capuana (fondato nel 1578): Nascosto vicino a strada Capuana per iniziativa dei mercanti di stoffe, nacque per insegnare un mestiere ai fanciulli indigenti e si specializzò presto nell'insegnamento musicale.
Santa Maria della Pietà dei Turchini (fondato nel 1583): Istituito dalla Confraternita della Santissima Croce per raccogliere i fanciulli abbandonati, prese poi sede nel complesso di via Medina.
Nati originariamente come opere d'assistenza e carità per l'infanzia bisognosa, questi complessi capirono ben presto il valore della musica. Nel corso del Seicento si trasformarono così in vere e proprie eccellenze scolastiche aperte anche ad allievi esterni, capaci di soddisfare la crescente domanda musicale sia religiosa che laica.
La nascita di San Pietro a Majella
Tra la fine del Settecento e il Decennio Francese, lo Stato avviò un processo di accorpamento delle varie strutture:
Nel 1797, Santa Maria di Loreto assorbì il Conservatorio di Sant’Onofrio a Capuana.
Tra il 1806 e il 1807, con decreto di Giuseppe Napoleone, gli istituti uniti si fondono con la Pietà dei Turchini, dando vita al Reale Conservatorio con direzione artistica affidata a grandissimi nomi dell'epoca come Giovanni Paisiello, Fedele Finaroli e Giacomo Tritto.
Nel 1826, la sede definitiva viene trasferita nell'antico convento dei Celestini: nasce così il famoso Conservatorio di San Pietro a Majella.
Vita da allievo nella Napoli dell'Ottocento
A metà del XIX secolo, l'istituto ospitava oltre 300 giovani talenti. Oltre ad essere addestrati al canto, al pianoforte e agli strumenti da fiato e d'arco secondo i metodi dei maestri Durante, Finaroli e Zingarelli, gli alunni ricevevano una formazione umanistica a tutto tondo: nelle ore pomeridiane studiavano italiano, latino, francese, filosofia, calligrafia e declamazione teatrale.
Dall'Unità d'Italia alle riforme moderne
Dopo l'Unificazione italiana nel 1861, si cercò di uniformare la didattica musicale su scala nazionale. Nel 1871, il Ministro della Pubblica Istruzione convocò a Firenze una commissione presieduta da Giuseppe Verdi, proponendo come modello di riferimento il Conservatorio di Milano.
Nonostante la standardizzazione nazionale legata poi alle riforme del '900 (tra cui la nota Riforma Gentile del 1923), il Conservatorio di Napoli ha saputo difendere la propria identità autonoma di ente morale e custode del patrimonio storico dei suoi antichi fondatori.
Il Museo Storico Musicale
Inaugurato nel 1925 da Francesco Cilea, il Museo ospita una delle collezioni musicali più prestigiose d'Europa. Diffuso negli ambienti del complesso monumentale, espone oltre 200 dipinti e ritratti di illustri artisti dedicati ai grandi maestri della musica. La struttura custodisce importanti cimeli storici legati a figure del calibro di Bellini, Donizetti, Verdi e Martucci. Fiore all'occhiello è l'ineguagliabile collezione di strumenti antichi, che vanta perle come un'arpa di Antonio Stradivari del 1681 e il pianoforte Vis à Vis di Stein del 1783. Trovano spazio anche i pianoforti a tavolo donati da Caterina II di Russia a Cimarosa e Paisiello, preziosi salteri del Settecento e raffinate arpe Erard e Pleyel. Tra gli strumenti a fiato risalta per valore simbolico un corno d'invenzione appartenuto al padre di Rossini. La collezione offre infine l'imponente retrospettiva pubblica sulla storica e fiorente liuteria napoletana del Sette-Ottocento.
La Biblioteca del Conservatorio
La Biblioteca ha un duplice ruolo: servizio scolastico per gli studenti e prezioso archivio storico aperto alla consultazione pubblica di studiosi. Nel corso del Novecento, grazie al lavoro di direttori e bibliotecari come Ugo Sesini, Ennio Porrino e Anna Mondolfi, il patrimonio è stato protetto dai rischi bellici, riorganizzato e arricchito da numerose donazioni e acquisti di Opera Omnia dei più grandi compositori internazionali. Nel 1962 è stato inaugurato il secondo piano con la Sala Rari e le sezioni di consultazione e periodici. La struttura vanta una collezione eccezionale di circa 7.000 libretti d'opera dei secoli XVII-XIX e un imponente patrimonio stimato in 40.000 manoscritti e 400.000 edizioni a stampa. Negli anni '90, su impulso del Maestro Roberto De Simone, sono stati avviati importanti progetti di riqualificazione, ristrutturazione dell'edificio e digitalizzazione per l'integrazione del catalogo nel Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN).
Un consiglio per i turisti: non perdetevi i tanti concerti gratuiti che il Conservatorio organizza.