ANTONIO GENOVESI E LA PRIMA CATTEDRA DI ECONOMIA D'EUROPA
ANTONIO GENOVESI E LA PRIMA CATTEDRA DI ECONOMIA D'EUROPA
Antonio Genovesi (Castiglione del Genovesi, 1 novembre 1713 – Napoli, 22 settembre 1769) è stato un filosofo, economista e scrittore italiano, tra le figure più insigni dell'Illuminismo meridionale ed europeo.
Formazione e primi anni: nato in provincia di Salerno da una famiglia umile (il padre era un mazziere), dimostrò fin da giovanissimo un ingegno eccezionale. Studiò teologia, filosofia e matematica, ordinandosi sacerdote nel 1736. Trasferitosi a Napoli, entrò in contatto con il vivace ambiente culturale cittadino, legandosi a intellettuali del calibro di Giambattista Vico e Celestino Galiani.
L'attività filosofica: inizialmente orientato verso la metafisica e la filosofia cartesiana e leibniziana, insegnò eloquenza e logica all'Università di Napoli. Le sue lezioni suscitarono presto l'entusiasmo dei giovani ma anche la forte ostilità degli ambienti tradizionalisti e ecclesiastici più conservatori, che lo accusarono di eresia a causa delle sue aperture verso il sensismo di John Locke.
La svolta economica e la cattedra: negli ultimi quindici anni di vita, Genovesi operò una svolta fondamentale, concentrandosi sui problemi concreti della società, dell'economia e dell'agricoltura del Regno di Napoli. Nel 1754 fu chiamato a ricoprire la prima cattedra di Economia e Commercio (intitolata Commercio e Meccanica) al mondo, istituita presso l'Università di Napoli grazie al mecenatismo del principe Bartolomeo Intieri.
L'eredità: attraverso i suoi corsi e le sue opere, formò un'intera generazione di economisti, statisti e riformatori (tra cui Ferdinando Galiani e Gaetano Filangieri), gettando le basi della cosiddetta "Economia civile".
Antonio Genovesi merita a pieno titolo il titolo di pioniere della scienza economica moderna. L'intellettuale napoletano dedicò la fase matura della propria esistenza allo studio approfondito dell'economia, dell'etica e dell'antropologia. Insignito nel 1754 della prima cattedra di economia in Europa – fondata a Napoli –, il suo insegnamento varcò i confini nazionali, imponendosi come punto di riferimento nel dibattito illuminista europeo.
L'opera Lezioni di commercio o sia di economia civile non rappresenta soltanto la trascorsi didattica delle sue lezioni universitarie, ma costituisce il testamento spirituale e scientifico del suo pensiero economico. Contemporaneo di Adam Smith, Genovesi ne condivideva sia l'avversione verso le strutture feudali sia la fiducia nella capacità liberatrice ed egualitaria del mercato. Tuttavia, i due pensatori divergevano sulla natura umana: laddove Smith prospettava un individuo guidato essenzialmente dall'interesse personale (affidando il benessere collettivo alla metafora della "mano invisibile"), Genovesi concepiva l'essere umano come sintesi dinamica tra cura di sé e tensione alla solidarietà, profondamente radicato nella reciprocità e nella dimensione relazionale.
Da questa premessa antropologica deriva la sua concezione del mercato inteso come spazio di "mutua assistenza", un'intuizione di straordinaria modernità oggi fortemente rivalutata. Le Lezioni delineano un approccio economico non riduzionista: un sapere che accetta di espandere i propri confini – pur sacrificando parte del rigore analitico – per integrarsi in una riflessione più ampia sulla convivenza civile. Per Genovesi, le leggi del mercato sono inscindibili dalle regole della società, dalle virtù civiche e dalla ricerca del Bene comune. È proprio per questa visione integrale che il suo messaggio, in un'epoca di crisi dei modelli neoliberisti, appare oggi persino più attuale che nel Settecento.