CENT'ANNI FA USCIVA "MORS TUA", L'ULTIMO ROMANZO DI MATILDE SERAO. UN LIBRO CONTRO TUTTE LE GUERRE E CHE LE COSTO' IL PREMIO NOBEL
CENT'ANNI FA USCIVA "MORS TUA", L'ULTIMO ROMANZO DI MATILDE SERAO. UN LIBRO CONTRO TUTTE LE GUERRE E CHE LE COSTO' IL PREMIO NOBEL
Esattamente cent'anni fa, usciva "Mors tua" di Matilde Serao, il suo ultimo romanzo contro tutte le guerre, e che le costò il premio Nobel. Si dice che Mussolini una volta le chiese: "Perché sei anti-mussoliniana?" La Serao rispose: "io non sono anti-mussoliniana. Io sono antifascista!" Il premio Nobel per la letteratura nel 1926 lo vinse Grazia Deledda. Ai gerarchi fascisti non piacque lo spirito antibellico di Mors tua. La Serao morì nel 1927 e quello che successe in Italia subito dopo, le diede ragione.
Matilde Serao è stata una giornalista, imprenditrice, e una prolifica scrittrice che ha indagato diversi generi letterari. Ha raccontato la condizione del lavoro femminile, le speculazioni del cosiddetto Risanamento di Napoli, l'eruzione del Vesuvio del 1906. Dalle pagine del Mattino, fondato assieme ad Edoardo Scarfoglio, raccontò la società napoletana meglio di chiunque altro. Fu un'intellettuale di riferimento tra fine Ottocento ed inizi Novecento. Come molti intellettuali, alla viglia della Prima Guerra Mondiale la Serao fu affascinata dall'idea e dalla retorica della guerra, ma quando dal fronte cominciarono ad arrivare le prime testimonianze, si capì che la realtà era drammaticamente diversa. Il romanzo è diviso in tre parti. Nella prima parte si raccontano le paure, le ansie di una guerra che il popolo non viveva da lunghissimo tempo, le angosce delle madri, il desiderio di chi vede nella guerra un'occasione di rivalsa verso il nemico di sempre, l'Austria. Nella seconda parte viene descritto tutto l'orrore della guerra. Nell'ultima parte invece vengono analizzate tutte le conseguenze del conflitto: i migliaia di morti, il dolore delle famiglie. La tripartizione del romanzo vuole affrontare il tema della guerra non solo nella distruzione che questa porta, ma nella sua totalità: la crisi del parroco che perde la sua vocazione, il soldato che trova la sua famiglia disgregata, la crisi morale e psicologica di tutti i personaggi; il tutto descritto sapientemente dalla penna della Serao.
Un libro da riscoprire e purtroppo di drammatica attualità.
"Lo sai, io ho avuto una fede immensa, nella bellezza di un'idea, l'idea di guerra ed essa è divampata in me, questa fede, come una fiaccola, come un focolare di calore e di luce: e l'ho vista ascendere all'orizzonte, questa luce, splendere di bellezza, di sacrificio, di eroismo: e l'ho creduta cosi nobile e cosi pura, questa idea di guerra, da tutto travolgere... E tutto, invece, era flagello, distruzione e putredine - egli grida, pallido di una emozione indicibile. E il flagello, la distruzione e la putredine, sono serviti all'ambizione sfrenata, alla bieca prepotenza, alla turpe cupidigia... Madre, madre, tu non sai, non puoi sapere, tu sei chiusa nel tuo dolore, tu sei chiusa nella tua casa, con le tue lacrime che non scorrono, con i tuoi gemiti che tu soffochi e non sai quello che è fuori, la lurida vita, la sporca vita, la nauseante vita, la vita su cui io vorrei sputare l'anima mia, esalandola..... E si affoga la voce nella strozza a Fausto Ardore, e i suoi occhi furenti cercano, intorno, la nauseante vita, per sputarvi, sopra, l'anima sua. Madre egli riprende, quası senza fiato. Tu hai vinto e io sono perduto. Fausto, io ho vinto e sono perduta. E madre e figlio, Marta e Fausto Ardore si guardano, in volto, soli, ognuno con la sua disperazione, inetti a consolarsı, inetti a vivere." Mors tua, M. Serao.