GIAMBATTISTA VICO, IL PADRE DELLA STORIA E DELLA FILOSOFIA MODERNA
GIAMBATTISTA VICO, IL PADRE DELLA STORIA E DELLA FILOSOFIA MODERNA
In via San Biagio dei Librai all'incrocio con via San Gregorio Armeno al civico 31 c'è una lapide che ricorda lo storico e filosofo napoletano Giambattista Vico ma che le folle di turisti sembrano non farci caso. Girare per il centro storico di Napoli però, soprattutto con una guida turistica, significa anche conoscere la vita dei suoi protagonisti in quanto costituiscono il DNA culturale della città.
Nato a Napoli Il 23 giugno 1668 in una famiglia di umili origini – il padre era un piccolo libraio – Giambattista Vico fu un vero autodidatta. A causa di una grave caduta da bambino, che gli causò una frattura al cranio, fu costretto a una lunga convalescenza che lo isolò dai coetanei, spingendolo verso una precoce e profonda passione per gli studi.
Nonostante il suo immenso valore intellettuale, Vico visse una vita difficile, segnata da costanti ristrettezze economiche e amarezze professionali. Per gran parte della sua carriera ottenne solo la modesta cattedra di Eloquenza (retorica) all'Università di Napoli, mentre gli fu costantemente negata la più prestigiosa cattedra di Giurisprudenza, a cui ambiva profondamente. Per mantenere la numerosa famiglia, fu costretto per anni a dare lezioni private e a comporre scritti su commissione per i nobili dell'epoca.
La sua opera fondamentale, i "Principî di scienza nuova d'intorno alla comune natura delle nazioni" (nota semplicemente come Scienza Nuova), fu pubblicata per la prima volta nel 1725 e riscritta quasi interamente fino alla terza e definitiva edizione del 1744, l'anno della sua morte.
Isolato in vita e compreso da pochissimi contemporanei, che lo consideravano un pensatore oscuro e bizzarro, Vico si spegne a Napoli il 23 gennaio 1744. Sarà solo nell'Ottocento, grazie a intellettuali del calibro di Jules Michelet e Benedetto Croce, che la sua figura verrà completamente riabilitata, consacrandolo come uno dei pensatori più originali e influenti della storia della filosofia occidentale.
Il cuore del contributo filosofico di Vico si riassume in una formula tanto semplice quanto rivoluzionaria: verum ipsum factum (il vero e il fatto coincidono). Vico sosteneva che l'essere umano può comprendere davvero solo ciò che egli stesso ha creato. La natura è opera di Dio, e per questo solo Dio ne conosce le leggi intime. La storia, invece, è interamente un prodotto dell'uomo: le leggi, le lingue, i miti e le civiltà sono fatti umani. Di conseguenza, la storia è l'unica vera scienza sociale pienamente accessibile alla mente umana.
Con questa intuizione, Vico ha sottratto lo studio del passato alla semplice cronaca di eventi o alla favola, elevandolo a disciplina filosofica e scientifica.
L'opera monumentale di Vico, la Scienza Nuova, introduce il celebre concetto dei corsi e ricorsi storici. Secondo il filosofo napoletano, le civiltà non si muovono in modo casuale, né seguono una linea retta di progresso infinito.
Perché Vico è così importante oggi?
Vico è stato un pensatore profondamente in anticipo sui suoi tempi. Mentre il suo secolo lo isolò a causa del suo rifiuto del modello cartesiano, i secoli successivi lo hanno ampiamente riscoperto.
In un'era digitale dominata da dati freddi e algoritmi, il messaggio di Giambattista Vico rimane incredibilmente attuale: per capire chi siamo e dove stiamo andando, non possiamo fare a meno di studiare la complessa, poetica e straordinaria traiettoria della storia umana.