LEOPARDI E IL SUO PERIODO NAPOLETANO
LEOPARDI E IL SUO PERIODO NAPOLETANO
Anima tormentata, genio assoluto e viaggiatore instancabile alla ricerca di un sollievo che il corpo faticava a concedergli, Giacomo Leopardi (Recanati 29/6/1798 - Napoli 14/6/1837) ha legato gli ultimi anni della sua vita a Napoli. Seguire le sue tracce sotto l'ombra del Vesuvio offre un itinerario culturale straordinario, sospeso tra la magnificenza dei suoi versi e i vicoli veraci della città.
Giacomo Leopardi arrivò a Napoli il 2 ottobre 1833. Lasciava la fredda e opprimente Recanati e le delusioni di Firenze, sperando che il clima mite del Sud e la vicinanza del mare potessero giovare alla sua salute ormai fragilissima. Ad accoglierlo c’era una città vulcanica, rumorosa e pulsante, ben diversa dalla quiete intima a cui era abituato, ma che diventerà lo sfondo della sua ultima, straordinaria stagione creativa.
Il soggiorno napoletano di Leopardi non si può comprendere senza la figura di Antonio Ranieri, giovane liberale e scrittore napoletano incontrato a Firenze qualche anno prima. Tra i due nacque un'amicizia fraterna e profondissima.
Ranieri divenne il protettore, l'infermiere e il confidente del poeta. Insieme alla sorella di Ranieri, Paolina, che accudì Giacomo con affetto materno, i due formarono una vera e propria famiglia d’elezione. Nonostante le ristrettezze economiche e i caratteri opposti — tanto Leopardi era introverso e malaticcio, quanto Ranieri era un dandy affascinante e proiettato nella vita sociale —, fu proprio Ranieri a sostenere Giacomo fino al suo ultimo respiro, avvenuto il 14 giugno 1837.
Durante i suoi quattro anni napoletani, Leopardi cambiò diverse abitazioni, inseguendo un'aria più salubre o fuggendo dal caos del centro. Oggi i viaggiatori possono seguire una vera e propria mappa dei suoi spostamenti:
Nei Quartieri Spagnoli alloggiò prima in Via San Mattia 87 per poi trasferirsi per quasi un anno e mezzo in Palazzo Cammarota da dove il poeta godeva di una vista incantevole sul golfo e sulla penisola sorrentina.
Vico Pero 2 (zona Museo Archeologico) è una delle dimore più significative. È qui che il poeta compose gran parte dei suoi ultimi scritti e dove si spense nel 1837, durante l'epidemia di colera che stava devastando la città. Una targa commemorativa ricorda ancora oggi il tragico evento. Per sfuggire proprio alla minaccia del colera, Ranieri portò Leopardi a Villa delle Ginestre a Torre del Greco. Qui, immerso nella natura aspra e affascinante del vulcano, Leopardi scrisse i suoi capolavori finali, tra cui La Ginestra (da cui la villa prese il nome) e Il tramonto della luna.
Per gli appassionati di letteratura la tappa obbligatoria è la Biblioteca Nazionale di Napoli. Ranieri, tramite lascito testamentario dona l'archivio leopardiano alla Biblioteca Nazionale che lo custodirà dopo una lunga vicenda giudiziaria. Qui si possono ammirare i manoscritti autografi dei Canti tra cui L'infinito, le pagine dello Zibaldone e le Operette Morali. Vedere l'inchiostro originale steso dalla mano del poeta, le correzioni, i suoi ripensamenti, è un'emozione che da sola vale il viaggio. Nella versione de L'infinito del 1819 custodita a Napoli, per esempio, si scopre che la parola "immensità" presente in uno dei versi più famosi è sostituita dalla parola infinità: "Così tra questa infinità s'annega il pensier mio."
La storia della sepoltura di Leopardi è avvolta nel mistero e nel romanticismo. Per evitare che il corpo venisse gettato in una fossa comune a causa delle rigide leggi sanitarie sul colera, Antonio Ranieri riuscì a seppellire l'amico nella Chiesa di San Vitale a Fuorigrotta.
Nel 1939, durante il fascismo, le spoglie del poeta vennero trasferite nell'attuale Parco Vergiliano a Piedigrotta. Quei pochi resti rinvenuti non permisero tuttavia di identicarlo. Forse Ranieri consegnado quei resti alla chiesa, voleva solo trovare un luogo dove le persone potessero omaggiare il grande poeta. Non sapremo mai con certezza dove sia seppellito veramente Leopardi, l'unica verità è che la città di Napoli ha ospitatto per quasi 4 anni fino alla sua morte uno dei più grandi poeti italiani.
Oggi il suo mausoleo si presenta come un'imponente ara classica situata ai piedi di una parete di tufo, proprio accanto alla leggendaria tomba del poeta latino Virgilio. È un luogo monumentale e silenzioso, fuori dalle rotte turistiche più affollate, perfetto per una sosta di riflessione immersi nella poesia.
Per l'ultimo periodo di Leopardi a Napoli, mi sono ispirato "All'apparir del vero" dello scrittore Marcello D'Orta. Un libro oggi quasi introvabile di un autore che meriterebbe di essere ricordato maggiormente. Di questo straordinario autore ne parlerò in un prossimo articolo.
Intanto, per chi voglia visitare Napoli suggerisco un "Tour Leopardiano" perché permette di unire la grande letteratura alla scoperta degli angoli meno noti ma più affascinanti di Napoli.